di Roberto Dall’Acqua

Ho assistito a “Grasse Matinée” di Renè de Obaldia  con Elizabeth Annable e Maria Carolina Nardino.

Il surreale spettacolo che, poco rappresentato in Italia, invita a riflettere sulla morte e sugli accadimenti a questa successivi.

Artemisia e Babeth, due defunte vicine di tomba, si svegliano tutte le mattine – compiendo sempre i medesimi gesti – con le ossa scricchiolanti.

Il tempo è scandito anche al  cimitero perché, nei pressi, c’è la ferrovia dove passano, puntuali, treni merci e passeggeri. Sin dalle prime movenze si intuiscono i caratteri delle due donne: Artemisia, lì da più tempo, dimostra di aver raggiunto un equilibrio con sé stessa, compiendo con un sorriso la routine mattutina; Babeth, complice un carattere più difficile, si alza imprecando contro un marito opportunista e spilorcio, reo di averle comprato una bara scomoda e di bassa qualità. Un bara perché Artemisia e Babeth sono morte – ma lo sono davvero? – e si ritrovano a trascorrere questa ultima fase della loro presenza terrena come vicine di tomba.

Cosa accadrà una volta che il loro corpo si sarà completamente decomposto? Già la carne è scomparsa e sono solamente le ossa a comporre il sudario delle protagoniste.

Le giornate iniziano, come per una massaia qualunque, scuotendo le coperte in cui hanno dormito e stendendole al sole, rassettando, facendo esercizi ginnici e colazione. Il tempo, oltre il passaggio dei treni è contraddistinto da aerei ed è occupato tra piccoli passatempi, ricordi e discussioni su quanto accade nel mondo dei vivi, argomento su cui, nonostante gli anni trascorsi dalla loro morte, sembrano molto bene informate. Le defunte iniziano, anche, a giocare a scacchi ma la partita non terminerà. 

Le giornate sono così intense che non consentono a Babeth di godersi nemmeno ora il piacere di indugiare a letto sino a tardi, un piacere per cui i francesi hanno coniato la definizione “grasse matinèe”.

“Grasse matinèe” è il titolo scelto da René De Obaldia per questa commedia che, sin dalla prima rappresentazione nel 1977, non cessa di riscuotere successi a livello internazionale. L’autore, morto il 27 gennaio 2022 alla veneranda età di 103 anni, è molto amato per la sua capacità di mettere in luce il lato comico della vita di ogni giorno e pure oltre in questo caso.

Questo testo rimanda a una morte non morte, a un pensiero che continua a svilupparsi pure quando il corpo non ci assiste più. Artemisia e Babeth sono uniche protagoniste di un desolato cimitero dove sogni e realtà si mescolano, dando vita a una routine vicina al reale. Artemisia, poi, salirà su un treno a lungo atteso ma incita la sua compagna Babeth a fare, in seguito, altrettanto. Come a farci intendere che la vita non finisce con la nostra morte. Magari inizia un’altra vita. Sapientemente dosate le luci e il sonoro di Viviana Marin. Ottime Elizabeth Annable e Maria Carolina Nardino, attrici di talento e ricche, in questa pièce, di espressioni oniriche e suggestive.

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